Arona _
La Rocca, il millenario castello aronese, è stato oggetto, il 27 maggio, di un incontro ("
La Rocca di Arona tra passato
e presente", organizzato dall'Associazione Amici della Rocca e dalla Corporazione dei Bardi ai margini della mostra
Storie
e leggende tra i due laghi, 20 maggio - 13 giugno), durante il quale ne sono stati ripercorsi i molteplici aspetti storici
e naturalistici. Della storia della Rocca ha parlato Giovanni Di Bella: «Al castello sono stati dedicati numerosi libri,
è universalmente noto perché nel 1538 vi nacque san Carlo Borromeo, ma le sue vicende sono ricche di numerosi altri episodi.
La formazione rocciosa su cui sorge risale al Triassico, duecento milioni circa di anni fa, sul fondale di un antico oceano.
Il sito è stato frequentato dall'uomo abbastanza continuativamente dal periodo Neolitico all'età Tardoromana, come provano
numerosi ritrovamenti archeologici. Nel 999 un documento cita per la prima volta nella storia il nome di Arona e vi nomina
anche una '
arx', ossia una rocca, che è il nostro castello. Nei secoli successivi il luogo è conteso, anche con la
forza, tra arcivescovi di Milano, Torriani e Visconti, che alla fine prevalgono. Nel 1439 il duca di Milano concede il borgo
di Arona e il suo castello in feudo ai Borromeo, che ne restano proprietari fino al periodo napoleonico. Sono i Borromeo,
negli anni successivi, a costruire una cinta muraria per proteggere il borgo e un porto militare sotto la Rocca, in quella
che oggi è la Nautica. Tra Cinquecento e Settecento la lotta per il controllo militare della Rocca vede più volte opposti
francesi e spagnoli: la Rocca resiste a due assedi nel 1523 e nel 1644, mentre nel 1706, dopo un terzo breve assedio gli
austriaci, grazie a un uso sapiente delle artiglierie, ne ottengono la capitolazione. Nel 1744 la Rocca passa pacificamente
ai Savoia insieme al Novarese. Napoleone I sessant'anni più tardi, nel 1800-1801, ne decreta la distruzione insieme ad altre
fortezze piemontesi. Sui ruderi sorge una masseria e la collina viene utilizzata principalmente per la coltivazione della
vite fino agli anni Sessanta del Novecento, dopodiché la Rocca diviene un parco pubblico». Antonio Torelli si è invece
soffermato, con la proiezione di numerose diapositive, sugli aspetti architettonici dell'antica fortezza, illustrati sia
attraverso antiche mappe e disegni sia attraverso vedute dello stato attuale dei ruderi: «Purtroppo non è sempre facile
ricostruire quale aspetto dovesse avere la Rocca, aspetto che è del resto cambiato più volte nel corso dei secoli in seguito
alle distruzioni causate dagli assedi e anche a causa dell'evolversi dell'arte militare. Bisogna dire però che la distruzione
napoleonica ha reso quasi illeggibile soprattutto la parte centrale e alta della fortezza, gli altri settori, ad esempio le
cinte murarie difensive con le loro torri, sono ancora perfettamente visibili». Andrea Zanetta ha quindi esaminato,
anch'egli tramite la proiezione di diapositive, la Rocca sotto un profilo meno consueto, quello della sua flora, che presenta
diverse sorprese: «La Rocca costituisce un ambiente molto particolare essendo costituita dalla Dolomia, una roccia calcarea
permeabile che tende ad assorbire rapidamente l'acqua. Per questo vi si trovano specie spontanee che nei dintorni sono assenti.
Ad esempio all'ombra dei vecchi muri crescono muschi laminari piuttosto rari in zona e un tipo particolare di felce, il
Polypodium cambricum, che in Piemonte è stato finora segnalato solo al monte Fenera. Altra presenza interessante è
la
viola di Reichenbach, che a differenza della viola comune è di colore bianco e predilige terreni poco acidi. Sui
muri e sulle rupi soleggiate troviamo invece, data l'aridità del terreno, specie tipiche degli ambienti mediterranei, come
il bosso, l'eliantemo, la melica e alcune piccole piante grasse. Anche il versante settentrionale, il meno esposto al sole,
ha una sua flora tipica, con specie come la
lingua cervina, un'altra felce che cresce solo nei terreni calcarei».
L'ingegner Angelo Poletti ha avuto infine il compito di delineare la situazione attuale della Rocca, purtroppo
non rosea: «Negli anni scorsi aveva preso corpo un progetto di recupero dei cosiddetti 'luoghi di san Carlo', cioè la Rocca,
l'ex Cava Fogliotti e il Colle di San Carlo. Si tratta di un immenso polmone verde alle spalle di Arona, dotato di
straordinarie testimonianze storiche, che oggi non è in pratica utilizzato. Si era anche parlato di un concorso
d'idee, che però non è mai decollato. Attualmente purtroppo la Rocca è chiusa da due anni perché l'amministrazione comunale
e i Borromeo non riescono a mettersi d'accordo sulla manutenzione dei ruderi: il Comune ha messo un cartello nel quale si
afferma che la Rocca è chiusa per lavori di ristrutturazione, ma non è vero: i lavori non ci sono. La Cava Fogliotti è
anch'essa bloccata per le note vicende legate alla discarica che vi era stata impiantata negli anni Ottanta, solo al Colle
di San Carlo è in atto un progetto di recupero grazie ai padri cappuccini che l'hanno recentemente acquistato».
[giacomo fiori _ 28.5.2004]