ATTUALITÀ
cronache e notizie 2004

Streghe e uomini selvatici della Valle Strona

Arona _
Quelle della Valstrona erano streghe di un genere diverso da quello al quale siamo più abituati, come ha spiegato con una coinvolgente affabulazione Lino Cerutti, direttore della rivista Le Rive, nell'incontro - "Le streghe e l'uomo selvatico in valle Strona" - tenutosi il 3 giugno nell'ambito della mostra Storie e leggende tra i due laghi organizzata dalla Corporazione dei Bardi di Arona. «Più che streghe erano 'strie', presenze e non persone reali - ha esordito Cerutti-; il loro nome deriva dal latino 'strix', un uccello notturno. Non erano maligne, anche se combinavano spesso dei guai, per esempio a quel pover'uomo che di notte stava tornando a piedi a Sambugheto e, spossato, si addormentò lungo il sentiero. Le strie impietosite lo trasportarono fino alla piazza del paese, ma l'uomo al risveglio prese un tale spavento che finì per morirne». Le strie della Valstrona avevano due luoghi favoriti: il paese di Sambugheto e l'alpeggio del Samorone: «Entrambi si trovano sulla sponda destra dello Strona, quella dove il sole batte meno, e questo era l'ambiente ideale per le strie. Nella zona esistevano inoltre estese grotte per via di un fenomeno carsico, dove sono state ritrovate anche ossa di animali preistorici. Erano ovviamente considerate il rifugio delle strie. Purtroppo a partire dal 1925, fino agli anni Settanta, l'attività dell'estrazione di marmo ha distrutto una buona parte di questi cunicoli, e da allora delle strie si è sentito sempre meno parlare». Difficile oggi insomma poter vedere le streghe «stendere un filo dall'ingresso delle loro grotte al campanile di Sambugheto, sul quale danzavano balli sfrenati. Anche all'alpeggio del Samorone c'è tutt'oggi un grosso abete e un masso erratico che, secondo la leggenda, sarebbero il luogo di un sabba delle strie che si celebrava in particolare il 13 di agosto». Altra presenza leggendaria della Valstrona erano i cosiddetti "uomini selvatici", che forse non erano poi così selvatici: «La leggenda è diffusa a Massiola, paese dirimpettaio di Sambugheto. Si dice che l'uomo selvatico ha insegnato tre cose agli alpigiani: a lavorare il ferro, a fare il formaggio e il burro e a fare il bucato con la cenere. Esseri simili compaiono anche nelle leggende dei Walser, che li chiamano 'tuergi'. Dietro racconti del genere c'è probabilmente il ricordo di antichi abitatori di queste valli, che sono ricche di minerali ferrosi». Ma la Valstrona non conosce solo leggende popolari trasmesse oralmente. C'è anche una significativa tradizione scritta: «Verso il 1818 un chierico di Fornero, Alessandro Piana, scrisse un lungo poema eroicomico in sedici canti, rimasto inedito fino al 1984. In esso si narra di come gli abitanti di Fornero, per poter creare una parrocchia nel loro paese, decidono di rubare il tesoro di Ghittina, regina delle strie, custodito in fondo alle grotte da un rospo enorme, frutto degli amori tra la stessa Ghittina e il diavolo Asmodeo. Don Piana dà una descrizione poetica di queste grotte, ma rileggendola ci si è accorti che il suo resoconto coincide perfettamente con quello dei primi speleologi che nel 1868 esplorarono a fondo quelle cavità sotterranee. Dunque già cinquant'anni prima questa singolare figura di prete, poeta e speleologo dilettante si era spinto in luoghi che allora erano ancora considerati il regno misterioso di inquietanti presenze».

[giacomo fiori _ 4.6.2004]
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